PROGETTO ILE' - formazione lavoro per i richiedenti asilo

 

La Caritas di Città di Castello, attraverso la propria associazione “Ave” si occupa attualmente della gestione di venti richiedenti asilo presenti nelle nostre strutture dal mese di  aprile 2016.


Per una buona accoglienza dei rifugiati occorre operare per trasformare l'attesa dell'eventuale riconoscimento dello stato giuridico (o la negazione alla richiesta), in un periodo capace di coinvolgere la comunità locale allo scopo di superare diffidenze e luoghi comuni; a questo riguardo vengono programmati  incontri con le varie realtà locali e la partecipazione a momenti di convivialità e vita associata nelle varie parrocchie.
Ovviamente tutte le attività necessarie a trasmettere le conoscenze basilari, come l'insegnamento della lingua e delle regole di convivenza e comportamento civile, vengono immediatamente attivate dal momento del loro arrivo nelle strutture di accoglienza, fintanto che non possano godere di una certa autonomia. 
Il rischio che si corre però, a lungo andare, è quello di abbandonare gli ospiti nel territorio invece che proporre loro ulteriori stimoli, informazioni, impegno  e conoscenze.
Trovandoci proprio in questa situazione abbiamo promosso l'attivazione di  percorsi di formazione lavorativa tali da  consentire una esperienza di “formazione lavoro” nel settore agricolo biologico con una azienda del terzo settore, la quale ha messo a disposizione strutture e un tutor con il compito di accompagnare gli allievi nel processo di apprendimento.  


Obiettivi generali del progetto 
Fornire agli ospiti abilità e competenze tali da proporre un modello innovativo di integrazione socio-economica per coloro che avranno il riconoscimento di rifugiati o permesso  di protezione internazionale consentendo loro di proporsi nel mercato del lavoro con qualche abilità che potrebbe dare le  basi per l’avvio di un’impresa sociale agricola, favorendo anche l’auto imprenditorialità dei beneficiari (esperienze già collaudate). Ricordiamo però che essendo  probabili numerosi  dinieghi alle loro richieste di protezione, avrebbero al loro attivo una conoscenza di settore esportabile ovunque, anche per un eventuale rientro in patria. 

Sono stati individuati 4 giovani che per un periodo di tempo di 3 mesi( poi prorogato per altri 3 mesi) hanno vissuto a 360 gradi l'esperienza in un'azienda agricola biologica.
All'inizio i ragazzi sono stati istruiti sul quando, come e perché nasce il biologico; l’etica del metodo biologico, l’analisi del contesto ambientale e delle fonti di inquinamento.
 

Dopo questa parte formativa in aula, hanno preso parte in modo pratico all'esperienza attraverso il lavoro in azienda, sempre seguiti da un tutor che ha spiegato loro il piano colturale e le rotazioni, ha fatto conoscere loro le pratiche agronomiche e i mezzi tecnici impiegabili, la fertilizzazione del terreno e protezione delle piante.
 

Visto il buon esito del percorso formativo tenutosi presso l’azienda agraria Le Cascine di Selci, gli stessi attori, (caritas, AVE e ADZ soc coop), hanno voluto proseguire l’esperienza, dando la possibilità ai 4 giovani richiedenti asilo (protagonisti dell’esperienza) di sviluppare maggiormente il loro grado di autonomia.


Nella 2° parte del percorso formativo si è proceduto al potenziamento del loro grado di autonomia sviluppando un loro orto, favorendo oltretutto la cessione dei prodotti  da loro coltivati ai loro coinquilini non coinvolti nel progetto: il fine è anche quello di favorire la corresponsabilità, la solidarietà e la responsabilità solidale tra gli stessi richiedenti asilo.


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